
Popolata fin dal Paleolitico, la Sardegna possiede oltre 10.000 siti archeologici censiti il che la porta al primo posto nel mondo per ricchezza di reperti sul territorio. Già nel Neolitico in tutta l’isola erano presenti villaggi i cui abitanti erano abili fabbricanti di ceramiche, strumenti di ossidiana, attrezzi e statuette dedicate al culto della Dea Madre. Intorno al 3.000 a.C. iniziarono ad apparire i primi siti funerari Megalitici come testimoniano i numerosi ritrovamenti di Menhir, Dolmen, tombe a circolo e le tombe ipogeiche denominate Domus de Janas cioè “case delle fate”, scavate nella roccia e dalle pareti dipinte con ocra rossa.
Nell’ultima parte del Neolitico (ca 2.700 / 1800 a.c.) sono evidenti le tracce nell’isola del passaggio di popoli arrivati via mare dal continente, testimonianza di questi contatti è anche la diffusione delle prime armi da difesa.
L’evoluzione della civiltà megalitica e il continuo progredire delle competenze diede vita alla civiltà Nuragica che si sviluppò unicamente in Sardegna a partire dal 1.800 a.C, e durò sino all’avvento dei Romani nel II secolo d.C. .A questa civiltà radicata e duratura dobbiamo la costruzione di migliaia di Nuraghi, delle tombe dei Giganti, dei templi sacri dedicati al culto dell’acqua oltre alle statue dei Giganti di Mont’e Prama, i bronzetti e manufatti di vario genere.
Mentre la civiltà Nuragica prosperava nel corso dei secoli e si diffondeva in tutta l’isola in comunità di contadini e pastori, intorno all’anno 1.000 a.C. arrivarono i primi Fenici, mercanti pacifici che in breve tempo iniziarono a stabilirsi sull’isola. Ai Fenici si deve la costruzione di vere e proprie città costiere, la diffusione della scrittura, nuove tecnologie e stili di vita.
I commerci sempre più floridi fra Sardegna e continente attirarono l’attenzione dei Cartaginesi che iniziarono spedizioni di conquista nel VI secolo a.C. e in breve tempo (a partire dalla fine del 500 ca a.C.) la parte centro meridionale della Sardegna fu sotto il controllo di Cartagine.
Nel 238 d.C. i Romani conquistano il controllo dell’isola e per molto tempo la convivenza con le popolazioni locali fu segnata da rivolte e lotte. La dominazione di Roma prosegui fino alla caduta dell’impero Romano d’Occidente e all’arrivo sull’isola dei Vandali che la controllarono militarmente fino al 534, momento dell’insediamento dei Bizantini.
L’Impero Bizantino dominò fino al IX secolo e al suo declino i Sardi divisero l’isola quattro Giudicati completamente indipendenti dall’esterno e fra loro. Il nuovo assetto politico e amministrativo rendeva finalmente indipendente la Sardegna e la guida dei giudicati era moderna ed equa prevedendo, ad esempio, la destinazione di alcuni terreni all’uso comune di tutta la popolazione appartenente al giudicato , un bene comune destinato a far fronte a carestie e calamità naturali. Tuttavia con il passare degli anni la presenza delle Repubbliche Marinare si fece sempre più forte nell’isola e la sete di conquista non tardò ad avere i suoi effetti. Nel XIII secolo tre dei Giudicati erano passati sotto il controllo Genovese o Pisano e solo il Giudicato d’Arborea era ancora indipendente. A capo di questo giudicato una donna moderna, lungimirante e di grande cultura la giudicessa Eleonora d’Arborea, che promulgò un nuovo codice civile e amministrativo: la Carta de Logu. Il codice rimase in vigore fino al 1827 e ancor oggi è ricordato per i moderni articoli a tutela dei diritti della persona.
Mentre il giudicato d’Arborea tenta di resistere le Signorie Genovesi e Pisane controllano e amministrano molti comuni ma sulla Sardegna incombe la minaccia di conquista da parte della Corona d’Aragona.
L’isola viene conquistata pezzo dopo pezzo dagli spagnoli che la occuperanno completamente e la domineranno fino al 1708. Il periodo di dominazione spagnola è segnato da continue lotte interne e per il popolo sardo sarà il peggiore di tutta la storia dell’isola.
Nel 1708 l’arrivo delle truppe di Carlo D’Austria interromperà la dominazione Spagnola e, a seguito di accordi internazionali, nel 1720 l’isola diverrà il Regno di Sardegna sotto la corona di Vittorio Amedeo II, duca di Savoia.
La dominazione dei Savoia non porta sostanziali miglioramenti alla vita dei sardi che più volte insorgeranno contro il potere senza però riuscire ad ottenere miglioramenti.
Nel 1799 i Savoia sfuggono alla minaccia dei francesi trasferendosi dal Piemonte in Sardegna ma nonostante questo le condizioni della vita della popolazione non miglioreranno anzi, casa Savoia inizia uno sfruttamento massiccio del territorio disboscando immensi territori per ottenere legna che utilizzerà per la costruzione della rete ferroviaria del continente e per la produzione di carbone.
Con l’unità d’Italia anche la Sardegna diventa parte del regno unificato e ancora una volta subirà un nuovo dominio con lo sfruttamento delle miniere metallifere, tasse sempre più elevate e la leva obbligatoria. Proprio in questo periodo, a causa della privazioni e della dura repressione da parte dei militari del regno, fanno la comparsa i primi moti popolari per la rivendicazione dell’autonomia dell’isola per il recupero delle tradizioni e la rivendicazione delle proprie radici.
Allo scoppio della prima guerra mondiale la Sardegna vede i suoi uomini impegnati in prima linea e i caduti in guerra saranno moltissimi, molti più di quelli di altre regioni. Nonostante questo alla fine della guerra ai sardi non venne riconosciuta alcuna autonomia. Il fascismo porterà sull’isola innovazione ed investimenti ma allo scoppio della seconda guerra mondiale la sua posizione strategica la esporrà a pesantissimi e continui bombardamenti.
La storia contemporanea vede la Sardegna una regione a statuto speciale e gruppi politici sardi impegnati per una autonomia ancora in gran parte da raggiungere.
